martedì 11 gennaio 2011

Sono stato cresciuto non solo da genitori e da maestri, ma anche da potenze più remote, nascoste e misteriose; tra le quali anche dal Dio Pan che stava, in sembianze di piccolo idolo indiano danzante, dietro il vetro nella libreria di mio nonno.
...
Fino a tredici anni non ho mai riflettuto seriamente su quello che sarei diventato un giorno e quale mestiere potessi imparare. Come tutti i ragazzi, amavo e invidiavo alcuni mestieri: il cacciatore, il barcaiolo, il carrettiere, il funambolo, l'esploratore polare. Ma, più di tutto, avrei amato diventare un mago. Questa era la mia più intima, sentita inclinazione, una profonda insoddisfazione per quel che la gente chiama "realtà" e che a volte mi appariva come una sciocca convenzione degli adulti; un certo rifiuto di questa realtà, ora timoroso, ora beffardo, mi fu presto familiare, così come l'ardente desiderio di stregarla, di trasformarla, di elevarla.
Ecco, di nuovo salgo alle tue fonti
dolce fiaba d'un tempo
ascolto di lontano il canto d'oro
e come ridi, o sogni, o piano piangi.
Dal profondo ammonisce
la tua parola magica, unn sussurro;
è come fossi ubriaco o dormissi
e tu, ancora e ancora, chiamassi...

Sogno

Proprio questa notte ho fatto uun sogno strano anche se normalmente non sogno o perlomeno non mi ricordo i sogni appena mi sveglio.
Non so come sia iniziato, mi ricordo solo la fine.
Proprio alla fine del sogno c'era mia madre, che mi diceva che se ne stava andando.
Chiedo dove stesse andando e mi risponde "in un centro benessere".
Risposta assurda e surreale, non so da dove mi sia venuta.
Poi mi sono svegliato all'improvviso con lo stesso senso di malessere di quando mi sveglio e penso "sono ancora qui".