Thomas More - Utopia
"Se mi mettessi al seguito di un re farei anche io la stessa fine. infatti se mi pronunciassi diversamente dagli altri non mi ascolterebbe nessuno, e avrei fatto meglio a starmene zitto; se invece mi proclamassi daccordo non sarei che un aiutante della loro pazzia, come dice Micione in Treenzio. Proprio non capisco a che cosa possa servirmi l'artte della sottogliezza con la quale, tu dici, dovrei tentare di migliorare le cose, se proprio non è possibile renderle perfette. In quelle aule consiliari non si può fingere o chiudere gli occhi: bisogna entusiasticamente appoggiare consigli pessimi e decreti ignobili. Perfino chi approvasse qualche legge iniqua, ma solo a denti stretti, sarebbe considerato peggio di una spia e quasi come uun traditore."
"Quei maestri di stoltezza sono convinti che il benessere della patria derivi dal trovarsi sempre ronti alla guerra e provvisti di militari esperti; non hanno infatti alcuna fiducia nelle reclute. Così arrivano quasi a cercare la guerra per non trovarsi con soldati privi di addestramento, e a far sgozzare la gente senza alcun motivo affinchè(come dice argutamente Sallustio) le loro braccia e gli animi non debbano intorpidirsi per via dell'inazione.
ma quanto sia dannoso mantenere belve del genere l'hanno imparato a proprie spese gli stessi francesi, e lo confermano esempi come quello dei romani, dei cartaginesi, dei turchi e di molti altri che si trovarono distrutto non solo lo Stato, ma anche devastate le città e le campagne, dagli stessi eserciti che avevano assoldato per difendersi."
"A questo punto vi renderete davvero conto che le cose di cui gli uomini hanno bisogno per vivere sono prodotte dal lavoro di pochi. Ora considerate in cuor vostro quanto pochi sono, dei pochi che lavorano, quelli che fanno mestieri veramente necessarii. infatti dove tutto si misura in denaro nascono accupazioni inutili e superflue, a servizio del lusso e dei capricci."
"Il loro (degli utopiani) scopo principale in una guerra e d'ottenere quello che li ha portati a dichiararla e che, se ottenuto in precedenza, li avrebbe trattenuti dal farla. Ma se ciò non è possibile, si vendicano con tanta crudeltà su coloro che li hanno offesi che questi non oseranno mai più comportarsi allo stesso modo.Questo è il loro principale obiettivo che tentano di conseguire il più in fretta possibile;
...
Perciò, non appena la guerra viene dichiarata, fanno in modo che nei luoghi più frequentati del paese nemico vengano affissi numerosi manifestini contrassegnati con il bollo di Utopia. Su questi fogli promettonoo una grande ricompensa a chi ucciderà il principe nemico e premi minori, ma comunque di grande valore, per le teste di altre persone che ritengono i loro principali avversari oltre al principe.
...
Se nessuno dei mezzi descritti ha successo, allora spargono e alimentano i semi del dissidio fra i nemicifra i nemici... aizzano con qualche vecchia pretese, di quelle che ai re non mancano mai, i popoli che confinano con i loro nemici. Poi glieli mandano contro, promettendo loro aiuti per la guerra.
...
Questo popolo rozzo, selvatico e bellicoso che risiede a cinquecento miglia a est di Utopia, ama vivere nelle foreste e nelle montagne dove è cresciuto. è una razza dura, che ben sopporta caldo, freddo e fatica, si cura poco di vestiti e abitazioni, pratica la pastorizia ma nessuna agricoltura. Trascorrono la maggior parte della loro vita cacciando e rubando. Sono nati solo per la guerra, che cercano con ogni mezzo e, quando ci si trovano in mezzo, ciò li rende singolarmente felici; perciò escono dal loro paese in grandi compagnie e si offrono per pochi soldi a chiunque manchi di soldati."
"Per questo, quando penso in cuor mio a tutte le repubbliche che oggi fioriscono ovunque, Dio mi aiuti, non vedo che cospirazioni dei ricchi per curare i propri interessi privati con il pretesto di fare quelli pubblici. Escogitano e inventano ogni genere di stratagemma, in primo luogo per conservare senza timori quel che hanno ingiustamente accumulato, secondariamente per abusare del lavoro e della fatica dei poveri con la minor spesa possibile."
"Quando Raffaele ebbe in questo modo posto fine al suo racconto mi vennero in mente molte cose assurde a proposito delle leggi e dei costumi di quel popolo (gli Utopiani), non solo nella gestione della guerra delle funzioni religiose, delle forme di culto e in altri loro ideali, ma soprattutto in quella che è la base principale delle loro istituzioni, ossia la vita e i beni in comune, senza alcuno scambio di denaro. Questa pratica da sola distruggerebbe ogni nobiltà, magnificenza, splendore e maestà che (secondo l'opinione corrente) rappresentano l'onore e il vanto di qualsiasi società."
martedì 3 settembre 2013
Sera.
Già infastidito dalle zanzare che, proliferate nei bidoni presenti nell'orto che mio padre tiene sempre pieni, continuavano insistentemente a pungermi sulle gambe, ero intento ad annaffiare le piante dell'orto, quando me lo vedo arrivare.
"Anche te hai preso il vizio di annaffiare troppo le piante come tuo padre"
Io, non avendo mai provato come si annaffiano le piante, visto che ci pensa sempre mio padre, con abbondante acqua, "Ormai le piante sono cresciute" e "Faccio una via di mezzo" (o una cosa del genere)
"Perchè non ne metti anche un po' di qua di acqua" indicando il suo orto
Non rispondo e sorrido. Gli ho già detto una volta che se vuole dell'acqua per annaffiare, per quanto mi riguarda, la può prendere, basta che chieda a mio padre.
Intanto parla con un suo conoscente che gli chiede come mai non avese messo anche lui un pozzo, sulla quantità di pomodori che non riesce a mangiare (direttamente colti dalla pianta) o frasi come "Visto come fanno loro, accendono il motore..." e altri argomenti che non ho seguito bene.
A quel punto ne arriva un altro, che, non so come mai, mi inizia a parlare di come sia difficile trovare lavoro oggi, che ci vogliono conoscenze ecc... Sempre gli stessi discorsi che sento troppo spesso.
Alla fine dico, non so come mi viene, questa frase "Ci sono troppe zanzare che pungono, devo svuotare questi bidoni dall'acqua"
Già infastidito dalle zanzare che, proliferate nei bidoni presenti nell'orto che mio padre tiene sempre pieni, continuavano insistentemente a pungermi sulle gambe, ero intento ad annaffiare le piante dell'orto, quando me lo vedo arrivare.
"Anche te hai preso il vizio di annaffiare troppo le piante come tuo padre"
Io, non avendo mai provato come si annaffiano le piante, visto che ci pensa sempre mio padre, con abbondante acqua, "Ormai le piante sono cresciute" e "Faccio una via di mezzo" (o una cosa del genere)
"Perchè non ne metti anche un po' di qua di acqua" indicando il suo orto
Non rispondo e sorrido. Gli ho già detto una volta che se vuole dell'acqua per annaffiare, per quanto mi riguarda, la può prendere, basta che chieda a mio padre.
Intanto parla con un suo conoscente che gli chiede come mai non avese messo anche lui un pozzo, sulla quantità di pomodori che non riesce a mangiare (direttamente colti dalla pianta) o frasi come "Visto come fanno loro, accendono il motore..." e altri argomenti che non ho seguito bene.
A quel punto ne arriva un altro, che, non so come mai, mi inizia a parlare di come sia difficile trovare lavoro oggi, che ci vogliono conoscenze ecc... Sempre gli stessi discorsi che sento troppo spesso.
Alla fine dico, non so come mi viene, questa frase "Ci sono troppe zanzare che pungono, devo svuotare questi bidoni dall'acqua"
giovedì 22 agosto 2013
“Mentre a Roma si attendeva con ansia che il presidente del Consiglio facesse la sua mossa, l'attenzione del paese fu distolta improvvisamente dall'alta politica e fu richiamata brutalmente dal mondo contadino siciliano. Il I° maggio 1947 i contadini di tre paesi della provincia di Palermo si riunirono a Portella della Ginestra per celebrare la festa del Lavoro. Era passata appena una settimana dall'avanzata del Blocco del Popolo nelle elezioni regionali, ed essi avevano quindi un giustificato motivo di gioia.
Quel giorno, 1500 persone si riunirono nell'ampia pianura vicino a Portella: da fuori erano giunte intere famiglie sopra a carri allegramente dipinti. Improvvisamente una mitragliatrice aprì il fuoco sulla folla dalla sommità di una delle colline circostanti. I contadini si gettarono a terra, ma il fuoco continuò forse per quindici minuti. Il noto bandito Salvatore Giuliano era andato per conto della mafia a ricordare ai contadini chi avesse davvero il potere nella provincia, elezioni o non elezioni. Undici furono i morti e sessantacinque i feriti.”
“Nell'estate del 1948, mentre in Italia cominciava a consolidarsi il dominio centrista della Democrazia cristiana, un fatto scosse il nuovo Stato fin dalle fondamenta. Il 14 luglio, un fanatico isolato di nome Antonio Pallante sparò a Togliatti mentre usciva dal parlamento e lo ferì seriamente. “
“I governi degli anni 50 e 60 lasciarono la massima libertà all'iniziativa privata nel settore edilizio, così come in ogni altro settore del “miracolo”, ad eccezione di quello radio-televisivo che invece mantennero sotto rigido controllo. Un primo momento cruciale di questo processo fu la mancata attuazione delle legge urbanistica del 1942, che dava disposizione ai comuni di preparare e far rispettare dei piani regolatori particolareggiati; tali piani sarebbero stati un importante passo avanti nella gestione del territorio se agli enti locali fossero state garantite le risorse e il potere necessarii per tradurli in atto.
Con l'accantonamento della legge, gli speculatori edili che avevano denaro per investire – e corrompere – poterono così approfittare della situazione impunemente per oltre trent'anni. Le case furono costruite, e anche in fretta... Come e dove, erano gli interessi dei costruttori a deciderlo.
…
Spesso i palazzi erano costruiti senza riguardo per le norme edilizie o le misure di sicurezza, e i quotidiani dell'epoca dovettero più volte raccontare ai propri lettori le tragiche vicende di intere famiglie distrutte nel crollo di palazzi e di ospedali costruiti senza tener conto delle norme antisismiche.
Durante il grande boom edilizio del 53-63 vi fu spesso aperta collusione tra autorità municipali e speculatori. Il cosiddetto “sacco di Roma” ne fu una testimonianza drammatica: ai più grandi proprietari immobiliari, come la gigantesca Società generale immobiliare il cui principale azionista era il Vaticano, fu permesso di costruire in tutti gli spazi disponibili della città, e di coprire successivamente la periferia con interi isolati costruiti al risparmio ed esteticamente assai brutti.”
“Nell'estate del 1964, per la prima volta e certo non ultima nella storia della Repubblica, vi fu un tentativo di sovvertire l'ordinamento democratico. Il presidente della Repubblica Antonio Segni aveva incaricato Moro di formare il nuovo governo, ma appariva sempre più impaziente man mano che i negoziati tra i partiti si prolungavano. Era nota a tutti la contrarietà di Segni alla formula di centro-sinistra e la sua avversione per i socialisti. Il 15 luglio 1964, durante le consultazioni per il nuovo governo, Segni prese l'iniziativa anomala di convocare al Quirinale il comandante dei carabinieri, generale Giovanni de Lorenzo. Questo avvenimento creò un notevole subbuglio, soprattutto in considerazione del fatto che il giorno prima si erano temporaneamente interrotti i negoziati tra i quattro partiti di centrosinistra. Cosa avevano in mente il presidente e il generale?
…
All'inizio del 1964 De Lorenzo preparò il piano “Solo”, che presenta una straordinaria analogia con il piano “Prometeo” utilizzato dal colonnello Papadopoulos nel 1967 per instaurare un governo militare in Grecia.”
“Vi fu un'ultima risposta all' “autunno caldo”, e risultò la più insidiosa di tutte. Il 12 dicembre 1969 una bomba esplose alla Banca Nazionale dell'Agricoltura, in piazza Fontana a Milano, provocando sedici morti e ottantotto feriti. Per la maggior parte le vittime erano agricoltori e commercianti, giunti lì per la loro visita settimanale alla banca. Lo stesso giorno altre due bombe, del medesimo tipo, scoppiarono a Roma, ferendo diciotto persone.
La polizia e il ministro degli Interni annunciarono, con una fretta non giustificata, che i responsabili erano da ricercare tra gli anarchici.
…
Lentamente, ma inesorabilmente, la versione della polizia sulla responsabilità degli anarchici cominciò a disintegrarsi, ed iniziò a farsi strada una spiegazione più allarmante. Le prove che la polizia aveva deciso di ignorare portavano non agli anarchici, bensì a un gruppo neofascista del Veneto facente capo a Franco Freda e Giovanni Ventura. Ciò che a questo punto destava maggiore preoccupazione era lo stesso legame che Giovanni Ventura aveva con Guido Giannettini, un agente del Sid (Servizio informazioni della Difesa). Giannettini, oltre a far parte del Sid, era un fervente sostenitore del Msi. Cominciò così a venir fuori un quadro molto inquietante sui rapporti tra membri del servizio segreto e gruppi di estrema destra. L'opinione pubblica italiana, tenuta informata grazie ad alcune ottime inchieste giornalistiche, divenne sempre più convinta che si stava tramando un complotto ai danni della democrazia …
Questa era la strategia della tensione, impiegata con successo dai colonnelli in Grecia, e che adesso si cercava di riproporre in Italia ad opera dei neofascisti e di alcuni ambienti dei servizi segreti.”
“Il secondo scandalo riguardava le attività dei servizi segreti. Dall'inchiesta di un giovana magistrato di Padova, Giovanni Tamburino, emerse l'esistenza di un'organizzazione neofascista, denominata “Rosa dei venti””, che coordinava azioni di terrorismo in previsione di un colpo di Stato; tra i suoi affiliati vi erano alti esponenti delle forze armate e dei servizi segreti, e si parlò di un suo legame con i servizi segreti della Nato. Nell'ottobre 1974 Tamburino ordinò l'arresto del generale Vito Miceli, capo del Sid...”
“Le prime azioni delle Brigate Rosse, dal 1970 in avanti, non furono altro che propaganda armata circoscritta Milano e Torino. …
Nel marzo 1972 la prima persona rapita dalla BR fu un dirigente della Sit Siemens, Idalgo Macchiarini; i terroristi gli affissero un cartello al collo con scritto:” Macchiarini Idalgo, dirigente fascista della Sit Siemens, processato dalle BR. I proletari hanno preso le armi, per i padroni è l'inizio della fine”.
“All'inizio del 1978 erano cinque le colonne delle Brigate Rosse in funzione: a Milano, a Torino, a Genova, a Roma e nel Veneto. Nulla, comunque, faceva presagire l'azione intrapresa la mattina del 16 marzo di quell'anno, proprio il giorno in cui Andreotti avrebbe dovuto presentare alla Camera il suo nuovo governo, con i comunisti inseriti per la prima volta nell”area di governo”.
Alle nove e un quarto del mattino, la macchina di Moro e quella della sua scorta, caddero in una imboscata in via Fani mentre erano dirette in parlamento: i poliziotti scorta e l'autista vennero uccisi, mentre Moro incolume fu trasportato su un'altra vettura in attesa, dileguatasi nel traffico di Roma.
…
Aldo Moro fu ucciso dalle Brigate Rosse il 9 maggio 1978.”
“Le inchieste giudiziarie via via impostate da una magistratura resa più indipendente dal potere politico hanno poi messo a nudo l'ampiezza dela corruzione, così come le oscure collusioni tra settori del ceto politico e cosche mafiose a loro volta collegate ad ambienti massonici.
Il problema della mafia, antica piaga italiana, è venuto infatti assumendo, nel corso degli anni '80, un nuovo impressionante rilievo. A determinare una vera e propria svolta sono stati l'espansione geografica del fenomeno come pure l'enorme incremento dei profitti, resi possibili dal traffico di droga. In particolare il commercio degli stupefacenti ha scatenato una “guerra” mai vista tra le diverse “famiglie” mafiose, coinvolgendo anche i loro referenti politici. Ma proprio l'esplodere dello scontro interno e la scelta di uomini che rappresentavano le istituzioni come bersaglio – sintomo di un sostanziale fallimento della strategia di “avvicinamento” nei confronti di partiti e istituzioni – ha portato ad una intensificazione della lotta antimafia da parte dello Stato.”
“Nel marzo del 1981 tre magistrati milanesi, Gherardo Colombo, Giuliano Turone e Guido Viola, nel corso delle inchieste sulle attività del banchiere Michele Sindona, scoprirono una lista di 962 persone appartenenti a una loggia massonica segreta chiamata Propaganda 2 (P2). A capo della loggia era un certo Licio Gelli, che nella guerra civile spagnola aveva combattuto come volontario con i fascisti italiani, lì aveva visto morire il fratello, e si era poi votato a organizzare attività anticomuniste sia in Italia sia in alcuni paesi sudamericani. Gelli aveva quindi costituito una società segreta, la P2, dai contorni assai inquietanti: essa reclutava membri da tutti i maggiori centri del potere statale – soprattutto servizi segreti, polizia ed esercito – e dalle potenti corporazioni professionali presenti nella società italiana. Obiettivo primo dell'organizzazione era la costruzione di una rete che impedisse alla sinistra di andare al governo in Italia e operasse per imporre un regime presidenziale autoritario.
Il coinvolgimento di molti democristiani nella P2, unito al fatto che l'organizzazione segreta era prosperata indisturbata per anni, gettò un profondo discredito sul maggiore partito politico italiano.”
“L'ultimo elemento che ha concorso a determinare la grande crisi ci riporta ai drammatici avvenimenti con cui si concludeva il capitolo precedente. Al punto in cui abbiamo lasciato le cose, le forze impegnate contro la mafia erano allo scompiglio: il “pool” di Palermo si era sciolto ed era probabile che la sentenza del maxiprocesso fosse rovesciata in appello. Proprio questo aspettavano con fiducia i capimafia in prigione, convinti com'erano che i loro contatti ai massimi livelli dello Stato avrebbero pilotato i processi verso una soluzione inoffensiva. Si fidavano di Lima e dei suoi referenti romani; si fidavano anche del presidente della prima sezione della Corte di Cassazione, Corrado Carnevale, autore di una lunga serie di sentenze che avevano rimesso i mafiosi in libertà.
Ma alla fine serebbero rimasti delusi. In un altro drammatico scontro all'interno dello Stato, non meno decisivo delle iniziative di Borrelli e di Segni ma assai meno noto, il primo presidente delle Corte di Cassazione, Antonio Brancaccio, nell'estate del 1991, impose a Carnevale che l'appello del maxiprocesso fosse affidato a giudici di sua scelta. Le sentenze furono accolte e la catena delle collusione spezzata.
La vendetta della mafia non si fece attendere. Il 12 marzo 1992 Salvo Lima fu assassinto a Palermo. Giulio Andreotti, profondamente turbato, partecipò ai suoi funerali e difese il passato dell'amico ricordando il suo impegno contro la mafia. Poi, il 23 maggio e il 19 luglio 1992, la mafia uccise in rapida successione Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Questi orrendi delitti fecero da detonatore all'ultimo grande elemento della crisi. La mafia di Totò Riina si era spinta troppo in là nella strategia dello scontro con lo Stato. L'indignazione per gli omicidi di Falcone e Borsellino sfociò nella più grossa mobilitazione del secolo contro la mafia. Centinaia di mafiosi “pentiti” si rivolsero ai magistrati e cominciarono a raccontare i particolari delle attività delle loro “famiglie”. Di conseguenza, Riina stesso fu arrestato nel gennaio del 1993. uno straordinario magistrato piemontese, Giancarlo Caselli, assunse l'incarico di procuratore capo di Palermo e rifondò il “pool” antimafia.”
Ecco come si presenta il mondo gestito da matti, fanatici di ogni tipo
“Mentre a Roma si attendeva con ansia che il presidente del Consiglio facesse la sua mossa, l'attenzione del paese fu distolta improvvisamente dall'alta politica e fu richiamata brutalmente dal mondo contadino siciliano. Il I° maggio 1947 i contadini di tre paesi della provincia di Palermo si riunirono a Portella della Ginestra per celebrare la festa del Lavoro. Era passata appena una settimana dall'avanzata del Blocco del Popolo nelle elezioni regionali, ed essi avevano quindi un giustificato motivo di gioia.
“Mentre a Roma si attendeva con ansia che il presidente del Consiglio facesse la sua mossa, l'attenzione del paese fu distolta improvvisamente dall'alta politica e fu richiamata brutalmente dal mondo contadino siciliano. Il I° maggio 1947 i contadini di tre paesi della provincia di Palermo si riunirono a Portella della Ginestra per celebrare la festa del Lavoro. Era passata appena una settimana dall'avanzata del Blocco del Popolo nelle elezioni regionali, ed essi avevano quindi un giustificato motivo di gioia.
Quel giorno, 1500 persone si riunirono nell'ampia pianura vicino a Portella: da fuori erano giunte intere famiglie sopra a carri allegramente dipinti. Improvvisamente una mitragliatrice aprì il fuoco sulla folla dalla sommità di una delle colline circostanti. I contadini si gettarono a terra, ma il fuoco continuò forse per quindici minuti. Il noto bandito Salvatore Giuliano era andato per conto della mafia a ricordare ai contadini chi avesse davvero il potere nella provincia, elezioni o non elezioni. Undici furono i morti e sessantacinque i feriti.”
“Nell'estate del 1948, mentre in Italia cominciava a consolidarsi il dominio centrista della Democrazia cristiana, un fatto scosse il nuovo Stato fin dalle fondamenta. Il 14 luglio, un fanatico isolato di nome Antonio Pallante sparò a Togliatti mentre usciva dal parlamento e lo ferì seriamente. “
“I governi degli anni 50 e 60 lasciarono la massima libertà all'iniziativa privata nel settore edilizio, così come in ogni altro settore del “miracolo”, ad eccezione di quello radio-televisivo che invece mantennero sotto rigido controllo. Un primo momento cruciale di questo processo fu la mancata attuazione delle legge urbanistica del 1942, che dava disposizione ai comuni di preparare e far rispettare dei piani regolatori particolareggiati; tali piani sarebbero stati un importante passo avanti nella gestione del territorio se agli enti locali fossero state garantite le risorse e il potere necessarii per tradurli in atto.
Con l'accantonamento della legge, gli speculatori edili che avevano denaro per investire – e corrompere – poterono così approfittare della situazione impunemente per oltre trent'anni. Le case furono costruite, e anche in fretta... Come e dove, erano gli interessi dei costruttori a deciderlo.
…
Spesso i palazzi erano costruiti senza riguardo per le norme edilizie o le misure di sicurezza, e i quotidiani dell'epoca dovettero più volte raccontare ai propri lettori le tragiche vicende di intere famiglie distrutte nel crollo di palazzi e di ospedali costruiti senza tener conto delle norme antisismiche.
Durante il grande boom edilizio del 53-63 vi fu spesso aperta collusione tra autorità municipali e speculatori. Il cosiddetto “sacco di Roma” ne fu una testimonianza drammatica: ai più grandi proprietari immobiliari, come la gigantesca Società generale immobiliare il cui principale azionista era il Vaticano, fu permesso di costruire in tutti gli spazi disponibili della città, e di coprire successivamente la periferia con interi isolati costruiti al risparmio ed esteticamente assai brutti.”
“Nell'estate del 1964, per la prima volta e certo non ultima nella storia della Repubblica, vi fu un tentativo di sovvertire l'ordinamento democratico. Il presidente della Repubblica Antonio Segni aveva incaricato Moro di formare il nuovo governo, ma appariva sempre più impaziente man mano che i negoziati tra i partiti si prolungavano. Era nota a tutti la contrarietà di Segni alla formula di centro-sinistra e la sua avversione per i socialisti. Il 15 luglio 1964, durante le consultazioni per il nuovo governo, Segni prese l'iniziativa anomala di convocare al Quirinale il comandante dei carabinieri, generale Giovanni de Lorenzo. Questo avvenimento creò un notevole subbuglio, soprattutto in considerazione del fatto che il giorno prima si erano temporaneamente interrotti i negoziati tra i quattro partiti di centrosinistra. Cosa avevano in mente il presidente e il generale?
…
All'inizio del 1964 De Lorenzo preparò il piano “Solo”, che presenta una straordinaria analogia con il piano “Prometeo” utilizzato dal colonnello Papadopoulos nel 1967 per instaurare un governo militare in Grecia.”
“Vi fu un'ultima risposta all' “autunno caldo”, e risultò la più insidiosa di tutte. Il 12 dicembre 1969 una bomba esplose alla Banca Nazionale dell'Agricoltura, in piazza Fontana a Milano, provocando sedici morti e ottantotto feriti. Per la maggior parte le vittime erano agricoltori e commercianti, giunti lì per la loro visita settimanale alla banca. Lo stesso giorno altre due bombe, del medesimo tipo, scoppiarono a Roma, ferendo diciotto persone.
La polizia e il ministro degli Interni annunciarono, con una fretta non giustificata, che i responsabili erano da ricercare tra gli anarchici.
…
Lentamente, ma inesorabilmente, la versione della polizia sulla responsabilità degli anarchici cominciò a disintegrarsi, ed iniziò a farsi strada una spiegazione più allarmante. Le prove che la polizia aveva deciso di ignorare portavano non agli anarchici, bensì a un gruppo neofascista del Veneto facente capo a Franco Freda e Giovanni Ventura. Ciò che a questo punto destava maggiore preoccupazione era lo stesso legame che Giovanni Ventura aveva con Guido Giannettini, un agente del Sid (Servizio informazioni della Difesa). Giannettini, oltre a far parte del Sid, era un fervente sostenitore del Msi. Cominciò così a venir fuori un quadro molto inquietante sui rapporti tra membri del servizio segreto e gruppi di estrema destra. L'opinione pubblica italiana, tenuta informata grazie ad alcune ottime inchieste giornalistiche, divenne sempre più convinta che si stava tramando un complotto ai danni della democrazia …
Questa era la strategia della tensione, impiegata con successo dai colonnelli in Grecia, e che adesso si cercava di riproporre in Italia ad opera dei neofascisti e di alcuni ambienti dei servizi segreti.”
“Il secondo scandalo riguardava le attività dei servizi segreti. Dall'inchiesta di un giovana magistrato di Padova, Giovanni Tamburino, emerse l'esistenza di un'organizzazione neofascista, denominata “Rosa dei venti””, che coordinava azioni di terrorismo in previsione di un colpo di Stato; tra i suoi affiliati vi erano alti esponenti delle forze armate e dei servizi segreti, e si parlò di un suo legame con i servizi segreti della Nato. Nell'ottobre 1974 Tamburino ordinò l'arresto del generale Vito Miceli, capo del Sid...”
“Le prime azioni delle Brigate Rosse, dal 1970 in avanti, non furono altro che propaganda armata circoscritta Milano e Torino. …
Nel marzo 1972 la prima persona rapita dalla BR fu un dirigente della Sit Siemens, Idalgo Macchiarini; i terroristi gli affissero un cartello al collo con scritto:” Macchiarini Idalgo, dirigente fascista della Sit Siemens, processato dalle BR. I proletari hanno preso le armi, per i padroni è l'inizio della fine”.
“All'inizio del 1978 erano cinque le colonne delle Brigate Rosse in funzione: a Milano, a Torino, a Genova, a Roma e nel Veneto. Nulla, comunque, faceva presagire l'azione intrapresa la mattina del 16 marzo di quell'anno, proprio il giorno in cui Andreotti avrebbe dovuto presentare alla Camera il suo nuovo governo, con i comunisti inseriti per la prima volta nell”area di governo”.
Alle nove e un quarto del mattino, la macchina di Moro e quella della sua scorta, caddero in una imboscata in via Fani mentre erano dirette in parlamento: i poliziotti scorta e l'autista vennero uccisi, mentre Moro incolume fu trasportato su un'altra vettura in attesa, dileguatasi nel traffico di Roma.
…
Aldo Moro fu ucciso dalle Brigate Rosse il 9 maggio 1978.”
“Le inchieste giudiziarie via via impostate da una magistratura resa più indipendente dal potere politico hanno poi messo a nudo l'ampiezza dela corruzione, così come le oscure collusioni tra settori del ceto politico e cosche mafiose a loro volta collegate ad ambienti massonici.
Il problema della mafia, antica piaga italiana, è venuto infatti assumendo, nel corso degli anni '80, un nuovo impressionante rilievo. A determinare una vera e propria svolta sono stati l'espansione geografica del fenomeno come pure l'enorme incremento dei profitti, resi possibili dal traffico di droga. In particolare il commercio degli stupefacenti ha scatenato una “guerra” mai vista tra le diverse “famiglie” mafiose, coinvolgendo anche i loro referenti politici. Ma proprio l'esplodere dello scontro interno e la scelta di uomini che rappresentavano le istituzioni come bersaglio – sintomo di un sostanziale fallimento della strategia di “avvicinamento” nei confronti di partiti e istituzioni – ha portato ad una intensificazione della lotta antimafia da parte dello Stato.”
“Nel marzo del 1981 tre magistrati milanesi, Gherardo Colombo, Giuliano Turone e Guido Viola, nel corso delle inchieste sulle attività del banchiere Michele Sindona, scoprirono una lista di 962 persone appartenenti a una loggia massonica segreta chiamata Propaganda 2 (P2). A capo della loggia era un certo Licio Gelli, che nella guerra civile spagnola aveva combattuto come volontario con i fascisti italiani, lì aveva visto morire il fratello, e si era poi votato a organizzare attività anticomuniste sia in Italia sia in alcuni paesi sudamericani. Gelli aveva quindi costituito una società segreta, la P2, dai contorni assai inquietanti: essa reclutava membri da tutti i maggiori centri del potere statale – soprattutto servizi segreti, polizia ed esercito – e dalle potenti corporazioni professionali presenti nella società italiana. Obiettivo primo dell'organizzazione era la costruzione di una rete che impedisse alla sinistra di andare al governo in Italia e operasse per imporre un regime presidenziale autoritario.
Il coinvolgimento di molti democristiani nella P2, unito al fatto che l'organizzazione segreta era prosperata indisturbata per anni, gettò un profondo discredito sul maggiore partito politico italiano.”
“L'ultimo elemento che ha concorso a determinare la grande crisi ci riporta ai drammatici avvenimenti con cui si concludeva il capitolo precedente. Al punto in cui abbiamo lasciato le cose, le forze impegnate contro la mafia erano allo scompiglio: il “pool” di Palermo si era sciolto ed era probabile che la sentenza del maxiprocesso fosse rovesciata in appello. Proprio questo aspettavano con fiducia i capimafia in prigione, convinti com'erano che i loro contatti ai massimi livelli dello Stato avrebbero pilotato i processi verso una soluzione inoffensiva. Si fidavano di Lima e dei suoi referenti romani; si fidavano anche del presidente della prima sezione della Corte di Cassazione, Corrado Carnevale, autore di una lunga serie di sentenze che avevano rimesso i mafiosi in libertà.
Ma alla fine serebbero rimasti delusi. In un altro drammatico scontro all'interno dello Stato, non meno decisivo delle iniziative di Borrelli e di Segni ma assai meno noto, il primo presidente delle Corte di Cassazione, Antonio Brancaccio, nell'estate del 1991, impose a Carnevale che l'appello del maxiprocesso fosse affidato a giudici di sua scelta. Le sentenze furono accolte e la catena delle collusione spezzata.
La vendetta della mafia non si fece attendere. Il 12 marzo 1992 Salvo Lima fu assassinto a Palermo. Giulio Andreotti, profondamente turbato, partecipò ai suoi funerali e difese il passato dell'amico ricordando il suo impegno contro la mafia. Poi, il 23 maggio e il 19 luglio 1992, la mafia uccise in rapida successione Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Questi orrendi delitti fecero da detonatore all'ultimo grande elemento della crisi. La mafia di Totò Riina si era spinta troppo in là nella strategia dello scontro con lo Stato. L'indignazione per gli omicidi di Falcone e Borsellino sfociò nella più grossa mobilitazione del secolo contro la mafia. Centinaia di mafiosi “pentiti” si rivolsero ai magistrati e cominciarono a raccontare i particolari delle attività delle loro “famiglie”. Di conseguenza, Riina stesso fu arrestato nel gennaio del 1993. uno straordinario magistrato piemontese, Giancarlo Caselli, assunse l'incarico di procuratore capo di Palermo e rifondò il “pool” antimafia.”
sabato 17 agosto 2013
"Il governo militare alleato (Amgot) stampò sul retro delle sue banconote il nome delle quattro libertà che esso recava all'Italia: libertà di parola e di religione, libertà dalla miseria e dalla paura"
...
"In Sicilia, gli Alleati mostrarono di avere amici alquanto sinistri. Membri influenti della mafia italo-americana, ad esempio Lucky Luciano, usarono l'Amgot come mezzo per ritornare nelle loro antiche zone di influenza."
"Il paese di Villalba era dominato dal vecchio boss mafioso Calogero Vizzini, detto don Calò, tornato con gli Alleati nel 1943. Suo nipote era il sindaco del paese, nonchè il segretario della locale sezione della Democrazia Cristiana, di recente costituzione. Nel settembre 1944 il dirigente comunista Girolamo Li Causi e un socialista del luogo, Michele Pantaleone, chiesero ilpermesso di tenere un comizio nella piazza Madrice. Don Calò diede il permesso per il comizio, purchè non si parlasse di terra e di mafia, e soprattutto a patto che non vi fossero contadini ad ascoltarlo. Li Causi giunse insieme ad un piccolo gruppo di minatori di Caltanissetta e mise un tavolo in mezzo alla piazza. Per primo parlò un professore di nome Cardamone, poi Pantaleone che attaccò i separatisti, infine venne il turno di Li Causi.
Carlo Levi ha descritto così quello che accadde dopo:
Li Causi è l'uomo più popolare di Sicilia. Il suo coraggio, la sua figura hanno un richiamo leggendario, la sua parola tocca i cuori, poichè egli parla con la lingua del popolo, con conoscenza ed amore. Così, alla sua voce, i contadini nascosti e atterriti sentirono come un impulso che li spinse ad entrare nella piazza proibita, e Li Causi cominciò a parlare, a quella piccola folla imprevedibile, del feudo Miccichè, della terra, della mafia. Dalla chiesa madre lo scampanio del prete, fratello di don Calò, cercava di coprire quella voce. Ma i contadini lo ascoltavano e lo capivano.
...
Così essi rompevano il senso di una servitù antica, disubbidivano, più che a un ordine, all'ordine, della legge del potere, distruggevano l'autorità, disprezzavano e offendevano il prestigio. Fu allora che don Calò, in mezzo alla piazza, gridò: "Non è vero!". Al suo grido, come a un segnale, i mafiosi cominciarono a sparare.
I feriti furono 14, compreso Li Causi, che fu portato via dalla piazza sulle spalle di Pantaleone."
...
"In Sicilia, gli Alleati mostrarono di avere amici alquanto sinistri. Membri influenti della mafia italo-americana, ad esempio Lucky Luciano, usarono l'Amgot come mezzo per ritornare nelle loro antiche zone di influenza."
"Il paese di Villalba era dominato dal vecchio boss mafioso Calogero Vizzini, detto don Calò, tornato con gli Alleati nel 1943. Suo nipote era il sindaco del paese, nonchè il segretario della locale sezione della Democrazia Cristiana, di recente costituzione. Nel settembre 1944 il dirigente comunista Girolamo Li Causi e un socialista del luogo, Michele Pantaleone, chiesero ilpermesso di tenere un comizio nella piazza Madrice. Don Calò diede il permesso per il comizio, purchè non si parlasse di terra e di mafia, e soprattutto a patto che non vi fossero contadini ad ascoltarlo. Li Causi giunse insieme ad un piccolo gruppo di minatori di Caltanissetta e mise un tavolo in mezzo alla piazza. Per primo parlò un professore di nome Cardamone, poi Pantaleone che attaccò i separatisti, infine venne il turno di Li Causi.
Carlo Levi ha descritto così quello che accadde dopo:
Li Causi è l'uomo più popolare di Sicilia. Il suo coraggio, la sua figura hanno un richiamo leggendario, la sua parola tocca i cuori, poichè egli parla con la lingua del popolo, con conoscenza ed amore. Così, alla sua voce, i contadini nascosti e atterriti sentirono come un impulso che li spinse ad entrare nella piazza proibita, e Li Causi cominciò a parlare, a quella piccola folla imprevedibile, del feudo Miccichè, della terra, della mafia. Dalla chiesa madre lo scampanio del prete, fratello di don Calò, cercava di coprire quella voce. Ma i contadini lo ascoltavano e lo capivano.
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Così essi rompevano il senso di una servitù antica, disubbidivano, più che a un ordine, all'ordine, della legge del potere, distruggevano l'autorità, disprezzavano e offendevano il prestigio. Fu allora che don Calò, in mezzo alla piazza, gridò: "Non è vero!". Al suo grido, come a un segnale, i mafiosi cominciarono a sparare.
I feriti furono 14, compreso Li Causi, che fu portato via dalla piazza sulle spalle di Pantaleone."
lunedì 12 agosto 2013
Dimenticavo
Vorrei parlare anche di alcuni dei momenti salienti di queste mie giornate, come quelli che avuto proprio ieri.
Premesso che odio chi è solito imporsi sugli altri anche con scherzi, oppure, ad esempio quando si è a tavola durante una cena, forza gli altri a mangiare quello che vogliono loro facendosi portare il piatto e presentandoglielo, perchè sono convinto che dietro a questi "scherzi" si nasconda dell'arroganza delle peggiori, proprio perchè viene nascosta, proprio ieri si è presentato un fatto simile.
Ecco cosa ho fatto, a danni del malcapitato che si è azzardato nell'azione che a me dà tanto fastidio, portando un piatto di dolce davanti a mio padre: ho preso la bottiglia di vino e gli ho riempito il bicchiere già mezzo pieno; lui ha risposto "Il vino mi fa male non ne posso bere tanto" ed io "Zitto e fermo, non fare complimenti!"
Altra cosa che mi dà fastidio sono i tizi che lasciano sempre qualcosa da mangiare nel piatto. Al momento di sparecchiare ho detto a questa persona "Questo" indicando una mezza fetta di prosciutto rimasta nel suo piatto da ormai diverso tempo "lo conservi per domani o non ne vuoi più?"; lui risponde che non ne vuole più e io dico "Allora lo do al cane..." e lo do a Tascha, che se lo mangia contenta, più contenta e riconoscente, con le sue espressioni, di quanto potrebbe fare una persona (Avrei voluto aggiungere, anche forse un po' a torto, perchè non è così "... tanto non fa molta differenza", oppure "... poi non dirmi che non ti avevo detto di conservarlo per domani", ma mi sono contenuto)
Miei lettori immaginarii
è da un po' di tempo che mi sono stancato dei soliti programmi spazzatura che si vedono in tv: film idioti, serie tv comiche che dovrebbero far ridere ma non lo fanno, canali in cui si vede di tutto, dai filmati su stupidi scherzi a scuola a corsi di sopravvivenza in posti sperduti tenuti da ex militari di ogni genere, dall'ex scout addestrato nei corpi sepeciali ai veterani di guerra, che non so se mi fanno anche un po' pena e compassione nel vederli così impegnati, mi sanno di esauriti, spericolati, costretti a forza ad azioni spericolate e/o prive di senso, anche inutilmente. Ci deve essere qualcosa che mi richiama a mio padre in questo, anche lui è un po' così, ha una predisposizione mentale molto simile, come quando si arrampica sugli alberi senza sicurezza per tagliare qualche ramo o cose simili, per chi sa quale motivo.
Non avendo nè la forza, nè la voglia, di fare altro mi sono dedicato per qualche giorno alla lettura: ho riletto La metamorfosi di Kafka, insieme ad altri racconti dello stesso che prima di allora non avevo mai letto, Il corpo umano (non ricordo l'autore), un libro della letteratura moderna che tratta l'argomento guerra sotto un punto di vista molto critico, almeno secondo il mio parere.
Proprio ultimamente sto leggendo Storia d'Italia, di Paul Ginsborg, anche questo, pur essendo un testo basato su avvenimenti storici e resoconti reali praticamente quasi completamente imparziali, lascia venire fuori, in alcuni punti, anche la critica dell'autore.
giovedì 6 giugno 2013
K: che cosa è?
Un video di youtube, una caricatura del gruppo dei Nirvana fatta a cartone animato.
K: Oh, divertente però. Ci ha messo diversi elementi che mi piacciono chi lo ha diseghnato, come lo sfondo del cielo viola, di notte, i dischi bruciati, lo show televisivo (?$), i manichini da crash-test.
mercoledì 15 maggio 2013
sabato 11 maggio 2013
venerdì 19 aprile 2013
Credo di aver capito... ma ancora non so perchè mi sembra che tu stabilisca delle date e misuri il tempo. Mi sono accorto che conti gli anni e i mesi, e ora hai iniziato a sentire il peso anche delle ore che passano. Che cosa significa questo?
Si, mi ricordo di quando mi scrivesti quella frase, "Io faccio quello che voglio". Me la scrivesti quando ti chiesi come mai io ti diedi fiducia, facendoti accedere con il mio account, mentre tu non ricambiasti.
Nascondi qualcosa?
Si, mi ricordo di quando mi scrivesti quella frase, "Io faccio quello che voglio". Me la scrivesti quando ti chiesi come mai io ti diedi fiducia, facendoti accedere con il mio account, mentre tu non ricambiasti.
Nascondi qualcosa?
mercoledì 17 aprile 2013
J: S. io non so cosa dirti riguardo a questo, non so nemmeno io cosa cerco o da cosa fuggo.
Una cosa che so certamente è questa: non mi piace molto il mio aspetto fisico, e te ne ho già parlato, sono un po' ossessionata da questo, e l'ambiente in cui vivo, intendo dire la società in cui tutti noi viviamo, mi offre dei modelli di vita tali per cui sento un bisogno incontrollabile di essere "apprezzata", il che è per me una sorta di conferma.
Quindi "Io faccio quello che voglio", si ricordi bene queste parole, e significano che sono io a controllare gli altri, posso decidere quando andarmene da qualcuno, la partecipazione non mi darebbe soddisfazione. Tengo sempre presenti queste possibilità, tanto che a volte sento il bisogno di cambiare, anche se non c'è una motivazione valida, giusto perchè la mia voce interiore mi ricorda che ho questa possibilità e mi dice che devo confermarla.
Una cosa che so certamente è questa: non mi piace molto il mio aspetto fisico, e te ne ho già parlato, sono un po' ossessionata da questo, e l'ambiente in cui vivo, intendo dire la società in cui tutti noi viviamo, mi offre dei modelli di vita tali per cui sento un bisogno incontrollabile di essere "apprezzata", il che è per me una sorta di conferma.
Quindi "Io faccio quello che voglio", si ricordi bene queste parole, e significano che sono io a controllare gli altri, posso decidere quando andarmene da qualcuno, la partecipazione non mi darebbe soddisfazione. Tengo sempre presenti queste possibilità, tanto che a volte sento il bisogno di cambiare, anche se non c'è una motivazione valida, giusto perchè la mia voce interiore mi ricorda che ho questa possibilità e mi dice che devo confermarla.
venerdì 12 aprile 2013
Ciao J.
Ti scrivo per dirti una cosa importante, che ho notato tempo fa e mi è tornata alla memoria proprio in questi ultimi giorni.
Tu conti i mesi che passano? Perchè?
Hai contato anche un anno?
Dici che vorresti novità, che il tempo che scorre, che è sempre lì, ti dà fastidio.
Non caisco se stai aspettando qualcosa, in una data precisa, o se vuoi evitarla. Hai paura di un cambiamento in peggio?
Ti scrivo per dirti una cosa importante, che ho notato tempo fa e mi è tornata alla memoria proprio in questi ultimi giorni.
Tu conti i mesi che passano? Perchè?
Hai contato anche un anno?
Dici che vorresti novità, che il tempo che scorre, che è sempre lì, ti dà fastidio.
Non caisco se stai aspettando qualcosa, in una data precisa, o se vuoi evitarla. Hai paura di un cambiamento in peggio?
mercoledì 10 aprile 2013
Loro prendono in giro me e io prendo in giro loro. So già dove vogliono arrivare con le loro stupide prove, a cosa SERVONO loro.
Non mi sembrano dei giudici così severi quando decido di lavorare senza pagare tasse per due soldi. Chi sa come mai.
Io metterei come legge questa unica: "Ognuno giustifichi, con il suo fanatismo, il proprio egoismo"
Almeno potremmo sicuramente dire che molti rispettano la legge e che nessuno si fa le leggi per CONTO proprio.
Non mi sembrano dei giudici così severi quando decido di lavorare senza pagare tasse per due soldi. Chi sa come mai.
Io metterei come legge questa unica: "Ognuno giustifichi, con il suo fanatismo, il proprio egoismo"
Almeno potremmo sicuramente dire che molti rispettano la legge e che nessuno si fa le leggi per CONTO proprio.
sabato 6 aprile 2013
J: Stai tranquillo S. io posso stare anche senza di te, senza la tua presenza fisica intendo.
Come vedi non ti rispondo da diverso tempo e questo non è perchè non abbia voglia di darti una risposta chiara, ma perchè ti sono amica e vorrei renderti la cosa più semplice.
In fondo tu ci sarai sempre al di là dello specchio, o dello schermo, anche se non ti sento molto. Ti ricordi "Mano sullo schermo"? Io la appoggiai e sentii nulla, perchè tu già stavi scomparendo.
Ma in ogni modo non scomparirai mai definitivamente, si tratta solo di tempo, perchè l'immagine, anche se un po' sbiadita si fissi e rimanga sempre lì presente.
Io ti vedrò sempre al di là e avrò l'impressione che non ci sia proprio un abisso, e avrò meno paura.
Mi fa piacere che tu mi veda come una persona su cui contare J., non puoi sapere quanto. è per questo che sarò lì con te, fino alla fine.
Come vedi non ti rispondo da diverso tempo e questo non è perchè non abbia voglia di darti una risposta chiara, ma perchè ti sono amica e vorrei renderti la cosa più semplice.
In fondo tu ci sarai sempre al di là dello specchio, o dello schermo, anche se non ti sento molto. Ti ricordi "Mano sullo schermo"? Io la appoggiai e sentii nulla, perchè tu già stavi scomparendo.
Ma in ogni modo non scomparirai mai definitivamente, si tratta solo di tempo, perchè l'immagine, anche se un po' sbiadita si fissi e rimanga sempre lì presente.
Io ti vedrò sempre al di là e avrò l'impressione che non ci sia proprio un abisso, e avrò meno paura.
Mi fa piacere che tu mi veda come una persona su cui contare J., non puoi sapere quanto. è per questo che sarò lì con te, fino alla fine.
lunedì 4 marzo 2013
Che cosa c'è?
Non ti va di sentirti seconda a qualcun altro?
Ti nasconde ai suoi genitori e sai che non può essere una storia che potrà andare avanti per molto?
Sento che c'è qualcosa che non va. Ma cosa?
Potrebbe essere solo una mia impressione. Può essere che tu mi stia prendendo solo in giro. Dammi una risposta chiara.
Non ti va di sentirti seconda a qualcun altro?
Ti nasconde ai suoi genitori e sai che non può essere una storia che potrà andare avanti per molto?
Sento che c'è qualcosa che non va. Ma cosa?
Potrebbe essere solo una mia impressione. Può essere che tu mi stia prendendo solo in giro. Dammi una risposta chiara.
giovedì 28 febbraio 2013
Sono mesi che ci sto pensando a questa cosa e sono giunto ad una conclusione.
Inizialmente credevo sarei stato in grado di instaurare solo un rapporto superficiale, ma poi mi sono reso conto che non è così. Non si spiega il sentimento di mancanza che ho ogni volta che non ti vedo, soprattutto da quando non ci sentiamo più, il fatto che quando stai male mi sento peggio del solito.
Dipendo da te J.
Inizialmente credevo sarei stato in grado di instaurare solo un rapporto superficiale, ma poi mi sono reso conto che non è così. Non si spiega il sentimento di mancanza che ho ogni volta che non ti vedo, soprattutto da quando non ci sentiamo più, il fatto che quando stai male mi sento peggio del solito.
Dipendo da te J.
sabato 23 febbraio 2013
è da un po' di giorni che sto a non fare altro che giocare a videogames al pc e a vedere la tv.
La leggenda di Zelda: Un collegamento al passato, La luna del raccolto, Monopoly...
Proprio ieri sera mi sono messo a vedere The core, un film americano ispirato al sacrificio e all'utilità delle armi, argomento che sembra essere molto spesso affrontato nel cinema americano, anche se in questo caso il vero e proprio scopo del "gioco" è quello di riattivare la rotazione del nucleo terrestre con delle esplosioni nucleari, inviando una spedizione all'interno della terra. La battaglia è ovunque, con tanto di immagini di mezzi di guerra, come navi ed elicotteri, alla fine del film, con tanto di musica di sottofondo, che accorrono per salvare i superstiti della spedizione, ritornati in superficie.
"Se non lo facessimo noi lo farebbe qualcun altro"
"Se la nave Virgin ha bisogno di altro sangue, quello sarà il mio"
"è un viaggio all'interno di se stessi, per conoscersi. Ma cosa sto dicendo, sono diventato pazzo"
K: Oh, benvenuto nel gruppo. Sono ovunque questi segnali, bisogna saperli leggere.
Ma soprattutto sono ovunque le persone che ci si impegnano.
La motivazione è dettata dalla pazzia delle persone.
Ne ho messi anche io di messaggi di questo tipo, anche se non può fregarmene di meno. L'unica cosa che conta per me è la mia famiglia, e l'ho fatto per loro, non per gli altri parassiti.
Ps: tanti auguri anche a te... non so per cosa.
peace, love,empathy
La leggenda di Zelda: Un collegamento al passato, La luna del raccolto, Monopoly...
Proprio ieri sera mi sono messo a vedere The core, un film americano ispirato al sacrificio e all'utilità delle armi, argomento che sembra essere molto spesso affrontato nel cinema americano, anche se in questo caso il vero e proprio scopo del "gioco" è quello di riattivare la rotazione del nucleo terrestre con delle esplosioni nucleari, inviando una spedizione all'interno della terra. La battaglia è ovunque, con tanto di immagini di mezzi di guerra, come navi ed elicotteri, alla fine del film, con tanto di musica di sottofondo, che accorrono per salvare i superstiti della spedizione, ritornati in superficie.
"Se non lo facessimo noi lo farebbe qualcun altro"
"Se la nave Virgin ha bisogno di altro sangue, quello sarà il mio"
"è un viaggio all'interno di se stessi, per conoscersi. Ma cosa sto dicendo, sono diventato pazzo"
K: Oh, benvenuto nel gruppo. Sono ovunque questi segnali, bisogna saperli leggere.
Ma soprattutto sono ovunque le persone che ci si impegnano.
La motivazione è dettata dalla pazzia delle persone.
Ne ho messi anche io di messaggi di questo tipo, anche se non può fregarmene di meno. L'unica cosa che conta per me è la mia famiglia, e l'ho fatto per loro, non per gli altri parassiti.
Ps: tanti auguri anche a te... non so per cosa.
peace, love,
venerdì 22 febbraio 2013
giovedì 3 gennaio 2013
K: Quindi ci sei arrivato alla fine.
Me: Non ne sono sicuro, ma so che c'è qualcosa che non va in questo. Sento e vedo che ci sono strane persone in giro.
K: Ti ho visto che mi hai capito.
Me: Sono cose che si sperimentano in alcuni casi, ma non sono mai troppo esplicite. Queste persone preferiscono rimanere nell'oscurità, non hanno nemmeno il coraggio di parlarti direttamente, preferiscono metterti in situazioni strane in cui non sai cosa ti accade e perchè. Dei pazzi ti parlano e tu non sai nemmeno quello che dicono.
K: :)
Me: Tu sorridi, mentre a me viene da piangere.
K: Perchè ancora hai paura.
Me: Non ne sono sicuro, ma so che c'è qualcosa che non va in questo. Sento e vedo che ci sono strane persone in giro.
K: Ti ho visto che mi hai capito.
Me: Sono cose che si sperimentano in alcuni casi, ma non sono mai troppo esplicite. Queste persone preferiscono rimanere nell'oscurità, non hanno nemmeno il coraggio di parlarti direttamente, preferiscono metterti in situazioni strane in cui non sai cosa ti accade e perchè. Dei pazzi ti parlano e tu non sai nemmeno quello che dicono.
K: :)
Me: Tu sorridi, mentre a me viene da piangere.
K: Perchè ancora hai paura.
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