domenica 17 agosto 2014

18-08-2014

Lui le accarezzava i capelli, quei capelli lisci, di seta, alla cui vista e al cui tatto non avrebbe mai saputo rinunciare. Ne assaporava il profumo, portandoseli di tanto in tanto al viso, mentre le stava seduto accanto, a terra, e le stringeva una mano con l'altra. Una mano piuttosto piccola, tozza, un po' martoriata dall'azione dei denti contro le pellicine che si formano, soprattutto sulle mani delicate e quando sono soggette alle intemperie esterne, come segni sul corpo che dimostrano la sua reazione alle circostanze esterne. Riconosceva in quel rossore sulle punte delle dita, quasi sangue fluente all'esterno, le sue stesse ferite, che si procurava alla stessa maniera, a differenza che il suo era un vero e proprio cannibalismo verso queste sue parti del corpo, non si limitava a staccare qualche pellicina spontaneamente formatasi, ma si divorava la pelle tutto intorno alle unghie, tanto che alcune dita ne risultavano leggermente deformate, con la pelle ispessita e indurita, reazione anche questa del corpo alle circostanze in cui si trova.
Lei le stava sdraiata accanto, a terra, con gli occhi chiusi, mentre immaginava la presenza di lui e i suoi movimenti, e ne sentiva, al tatto, e attraverso la distribuzione non uniforme di caldo a fresco che sentiva sul suo corpo, in base ai movimenti di aria che lui stesso generava, spostandosi.
Ad un tratto decise di chinarsi su di lei. Inginocchiato accanto a lei portò il suo viso sulla sua fronte, continuando a stringerle la mano e a passarle tra i capelli, per smuoverli e spargerne l'odore. Passò a baciarle la fronte stessa, ampia, liscia, bianca, più volte, delicatamente, mentre lei già iniziava a sentire dei brividi che le scorrevano lungo tutto il corpo, a partire dai piedi, ma non diede molta importanza a questo indizio.
Lui scese, con i baci, leggeri come soffi, lungo il viso, arrivando agli occhi e al naso. Il secondo un po' tondeggiante e ribassato, ma altrettanto attraente e unico; i primi non poteva vederli, ma riusciva a sentirne la forma, al di sotto delle palpebre chiuse, un po' oscurate delle occhiaie. Quelle occhiaie che tanto lo avevano colpito la prima volta che le aveva viste, nel loro effetto di chiaro-scuro, luce-ombra, che rispecchiava un po' la personalità della ragazza che si trovava, di fronte.
Ogni tanto si interrompeva nella sua azione, si fermava per osservarla, vedere i suoi lineamenti, del suo viso e del suo corpo, che seguiva con la punta delle dita, come se la stesse lui stesso disegnando. E di fatto erano perfetti, così li avrebbe disegnati, se ne avesse avuto la capacità, la bravura e qualcosa per la sciare traccia, ed avrebbe usato gli stessi colori e gli stessi chiaro-scuri.
Dopo averle sfiorato le labbra con la sua bocca, era già arrivato al collo. Le aveva sollevato da un parte i capelli e vi aveva immerso il viso, continuando a sentire il suo odore. Lei lo sentiva ora anche all'udito, ne sentiva i sospiri al suo orecchio, che continuavano ad accompagnare ad intervalli i baci sul collo, mentre sentiva il calore rilasciato dalla respirazione. Tanta era la passione messa nei suoi baci, che non respirava in maniera continua, ma ad intervalli.
Dei brividi sempre più forti iniziarono a scorrerle lungo il corpo, passando ora anche attraverso la schiena.
Ad un tratto lui le sussurrò ad un orecchio "Ti voglio bene" e si fermò all'improvviso, come fosse sparito, lei aprì gli occhi e si accorse di essere stesa su un letto, in una stanza con una finestra aperta, attraverso la quale entravano delle raffiche di vento che le avevavno scompigliato i capelli, e parzialmente illuminata da una lampada accesa su un comodino, la cui luce le illuminava e scaldava una parte del collo, mentre in una mano teneva stretto un orsetto di peluche che era sicura di non aver mai posseduto.

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