"Mi sento come un cretino a scrivere di me stesso come se fossi un'icona semidivina del pop-rock americano, oppure un autoproclamato prodotto delle ribellione inscatolata dalle corporation, ma ho sentito talmente tanti racconti e storie assurdamente esagerati dai miei amici e ho letto così tante patetiche diagnosi freudiane da quattro soldi sulla mia infanzia nelle interviste, su come sono un notorio eroinomane perso, un alcolizzato, autodistruttivo, e tuttavia così evidentemente sensibile, fragile, pacato, narcolettico, nevrotico, una formica impazzita che in qualunque momento possa andare in overdose e buttarsi da un tetto, impazzire, spararsi in testa o tutte e 3 le cose. Cristoddio, non ce la faccio a reggere il successo! Il successo! E mi sento così incredibilmente in colpa!
Per aver abbandonato i miei veri compagni, quelli che ci erano davvero devoti, che ci seguivano solo qualche anno fa.
Di sabato: teatro delle marionette, montagne russe e Nirvana."
K: Ti ricordi ancora di me?
I miei amici non li dimentico mai, per nessun motivo
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