lunedì 18 agosto 2014

19-08-2014

Come spesso mi accade, mi ritornano alla memoria alcuni ricordi, da cui capisco quanto la mia vita sia stata sotto la loro programmazione e quanto io sia stato per loro una cavia psicologica, un essere da trattare come si vuole, per ottenere certi risultati.
Mi ero appena laureato e mio padre decise di andare a cenare al risorante. Io acconsentii, anche se non ci tengo molto a mangare fuori, in generale.
Si entra nel locale, con la mia famiglia, e ricordo solo questo, di preciso non ricordo di cosa si parlò, o meglio di cosa parlarono loro e io cosa ascoltai: quando arrivammo al tavolo notai che c'era una strana disposizione di personaggi, negli altri tavoli. C'erano lui, il solito che pare perseguitarmi, almeno finchè sono stato alla scuola media, nel primo anno, il più brutto della mia esistenza, uscito a cena con la ragazza, e ad un altro tavolo un prete, che cenava nsieme ad una donna, mentre fumava una sigaretta.
Immagine surreale, da cui capisco quanto siano pazze le persone con cui mi è toccato avere a che fare durnate la mia esistenza. So quale era il messaggio, ma io non voglio nulla da loro, anche a costo di rimanere per un certo periodo solo, senza lavoro, senza nulla.

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